Siamo al centro della Pianura padana, a sud di
Milano, Bergamo e Brescia, lungo la riva Ovest del fiume Oglio.
Il Gruppo Archeologico ed il Museo si trovano a Gallignano (nome che dalla desinenza conferma la sua origine in epoca romana), piccolo paese di 1200 abitanti, al limite Nord del
territorio di Soncino di cui è frazione.
Soncino è una graziosa cittadina posta all'estremo Nord-Est della Provincia di Cremona, con un centro storico che conserva intatta la sua struttura difensiva di borgo
fortificato medioevale, con possenti mura in laterizio, una imponente rocca, chiese e palazzi di grande interesse architettonico che testimoniano la sua gloriosa storia quando era
importante baluardo del ducato di Milano contro Venezia.
L'ambiente circostante è caratterizzato dalla presenza di numerosi di fontanili, da una straordinaria ricchezza di alberi in filari lungo le rive delle rogge e dei navigli,
dal verde intenso delle terre coltivate, dagli antichi cascinali a corte chiusa collegati da una fitta rete di strade campestri.
Geologia
Siamo in una zona particolarmente interessante anche dal punto di
vista geologico.
Il territorio è caratterizzato dalla presenza della grande
valle del fiume Oglio ad Est e dal leggero ma molto significativo
rilievo del Pianalto di Romanengo ad Ovest.
Questo terrapieno sopraelevato
è il testimone
dell'antico livello di pianura pleistocenica rimasta affiorante
sopra il piano fondamentale della pianura per cause tettoniche profonde,
probabilmente derivanti dalla presenza di una faglia che ha reso
sensibile ai terremoti la vasta plaga circostante.
Le risorgive
Lo strato impermeabile di sabbie argillose a livello superficiale del Pianalto ha creato uno sbarramento al corso delle correnti sotterranee di acqua provenienti dalle Alpi,
provocando la loro risalita in superficie con la formazione delle numerose risorgive (oltre settanta teste di fonte) che caratterizzano tutta la fascia settentrionale del territorio
di Soncino.
Ora questa presenza di fontane, regolate in un reticolo idrico stabilizzato nei secoli, è una delle ricchezze fondamentali dell'agricoltura locale.
Nei tempi passati questa abbondanza di acque provocava l'impaludamento del suolo che rendeva difficoltosa la pratica agricola; le centuriazioni romane, sia quella bergamasca che
successivamente quella cremonese giungevano a lambire nelle loro parti terminali il territorio di Soncino, lasciando una vasta zona al bosco.
I boschi
La presenza di grandi zone boscate è testimoniata fino ai tempi più recenti dalle cartine geografiche dei secoli scorsi, dagli inventari trascritti negli atti di
compravendita che spesso parlano di bosco o boschetto ed anche dai numerosi toponimi che ancor individuano zone o cascinali: le varie cascine Bosco, Selvamaggiore, Selvina,
Preselvetta, Gazzuoli, ecc..
Tuttavia la ricchezza dell'acqua limpida di risorgiva ha favorito lo stanziamento umano anche nei tempi più lontani: infatti il bosco dava frutti e legname, garantiva
abbondanza di pesca e di cacciagione e permetteva l'allevamento brado di animali domestici.
La zona faceva certo parte del territorio del quale scrive lo storico Polibio nel II secolo a.C.: egli narra dei querceti della Pianura Padana e dell'enorme quantità di
ghiande che garantivano l'alimentazione dei suini che fornivano la carne per i soldati del grande esercito romano.
L'argilla
Ma si può ipotizzare che una particolare concentrazione di abitanti in questa zona boscata sia stata stimolata dalla presenza dei grandi giacimenti affioranti di argilla,
probabilmente originati dal deposito limaccioso dell'antica grande fiumana che creava un gorgo contro la parete del Pianalto.
Infatti la grande quantità di reperti fittili rinvenuti su tutto il territorio (ma in modo particolare nel lembo orientale del Pianalto, nelle immediate vicinanze delle
Cascine Bosco e Bindina) testimoniano che fin dai tempi più remoti sono stati individuati e sfruttati i ricchi depositi di ottima argilla.
Si trattava di fornaci artigianali che avevano bisogno di grandi quantità di manodopera per l'escavazione, la lavorazione, la cottura ed il trasporto dei prodotto finito
.
La produzione di manufatti di terracotta in piccole fornaci rimase attiva fino alla seconda metà del secolo scorso con un graduale e lento abbassamento dello strato
superficiale e con il ripristino del territorio ad uso agricolo.Ancor oggi nelle vicinanze della zona è presente una moderna fabbrica di laterizi che effettua massicci
prelievi di argilla con escavazioni che raggiungono il bordo inferiore dello strato argilloso ed a volte incidono sulla prima falda acquifera con la creazione di piccoli
laghetti.
Il ripristino ambientale particolarmente curato ha perlomeno ricreato un ambiente naturale che può ricordare il paesaggio paludoso dei secoli passati.
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