Il
Gruppo Archeologico ed il Museo Archeologico
La nostra attività ebbe inizio nel 1978, quando venne scoperto
il pozzo dell'Anguanà ed i mattoni ricurvi venivano asportati
e andavano disperdendosi presso le abitazioni dei gallignanesi.
Questa dispersione dei reperti fu lo stimolo per la formazione di
un Gruppo Archeologico che mantenesse memoria della scoperta con
documentazione fotografica, individuazione in mappa della località
e sistemazione in luogo pubblico dei mattoni asportati.
Il gruppo si formò nel 1979 e l'anno successivo fu possibile
inaugurare la sede offerta dal mecenatismo della Famiglia Covi.
Presso la sede vennero depositati i primi reperti e la raccolta
si è man mano arricchita fino a diventare un piccolo Museo.
Nel 2005 sono oltre un migliaio i reperti nel frattempo recuperati
o consegnati e che fanno bella mostra nelle vetrine del Museo.
Sia il Gruppo che il Museo presero il nome da una antica città
celtica scomparsa da secoli e della cui esistenza ci sono nel territorio
tracce evidenti: Aquaria.
La mappa Archeologica
La continua ricerca ha consentito l'individuazione esatta sul territorio
di numerosi luoghi di interesse archeologico con strutture complesse
quali strade (presso la Giubilea, presso il pozzo del metano al
Bosco vecchio, a sud della Madonna di Villavetere, presso il Mulino
San Pietro), pozzi (cave del Bosco Vecchio, Anguanà, Serafina),
pavimentazioni (Bosco Vecchio, San Germignano, Mulino San Pietro,
Anguanà) che testimoniano la presenza di un antico agglomerato
urbano di una certa importanza economica.
Le aree più sensibili sono state segnalate alla Soprintendenza
poichè la moderna meccanizzazione agricola, le operazioni
di livellamento e l'escavazione dell'argilla avrebbero potuto cancellare
ogni traccia dell'attività dei popoli antichi.
Uno scavo eseguito nel 1994 nella zona del Bosco Vecchio ha documentato
la presenza di una villa romana di notevoli dimensioni.
Successivamente, con le moderne strumentazioni elettromagnetiche,
sono state individuate altre strutture abitative ed un complesso
di fornaci.
Prospettive future: ricerche sistematiche e studio dei reperti
Forse siamo vicini all'individuazione di Aquaria, la città
scomparsa.
Si spera che la ricerca sistematica possa essere fatta nei prossimi
anni, in collaborazione con enti pubblici ed università.
Per ora si possono ammirare i numerosi reperti recuperati ed esposti
nel Museo Aquaria di Gallignano e nella mostra esemplificativa del
Museo della Rocca di Soncino. Sono un'attrattiva per turisti e scolaresche,
possono essere una ricca miniera di studio per universitari e ricercatori.
Settembre 2006
Nuovo Opuscolo
E' in stampa e presto verrà posto a disposizione dei visitatori
della Mostra Archeologica permanente della Rocca Sforzesca di Soncino,
un agile opuscoletto (formato 15x20, 24 pagine, copertina a colori)
che potrà essere un simpatico ricordo della visita:
IL MUSEO ARCHEOLOGICO
nella rocca di Soncino
Mostra didattica
Dopo una breve premessa, vengono presentate le singole vetrine con
una foto ed una sintetica spiegazione dei reperti esposti. Per stimolare
il visitatore particolarmente interessato all'archeologia, alcune
illustrazioni rimandano alle vetrine più complete del Museo
di Gallignano.
A conclusione viene fatto un cenno al
Sistema Museale Soncinese
che è composto, oltre che dal Museo Archeologico
di Aquaria, da altre due realtà molto interessanti: il Museo
Storico dei combattenti che ha la sua esposizione in un'altra
stanza della stessa Rocca Sforzesca ed il Museo della Stampa
che invece ha una sede prestigiosa nell'antica casa degli stampatori
Ebrei Soncino al centro della città murata, a pochi passi
dalla Torre Civica e dalla Pieve.
Nelle vetrine del Museo Storico sono esposte vecchie
armi da guerra, divise, bandiere, oggetti personali e testimonianze
scritte che possono essere un momento di riflessione e di condanna
della guerra come strumento di soluzione dei problemni dei popoli.
Nel Museo della Stampa un solerte cicerone, mentre
illustra la storia dei famosi stampatori che, a partire dal 1483,
pubblicarono preziosi incunabili in caratteri ebraici, manovra antichi
macchinari d'epoca per mostrare dal vivo come avveniva la stampa
a caratteri mobili con i vecchi torchi a mano.
Settembre 2006
Pubblicazione
Opuscolo “IL MUSEO
ARCHEOLOGICO nella Rocca di Soncino”
Da alcuni anni è
presente, in una sala della Rocca Sforzesca, una sezione del Museo di
Aquaria con alcuni reperti esemplificativi del materiale esposto
nella sede di Gallignano.
Ad assicurare la
comprensione dei reperti questo semplice opuscolo che diventa la
guida alla visita ed un promemoria della presenza del Museo di
Soncino e di Gallignano.

L’opuscolo
Maggio 2007
Scavo della
Montagnola
Ha preso l’avvio
durante l’anno 2007 lo scavo ed il setacciamento del materiale
della “Montagnola” del Bosco Vecchio.
Si tratta di un
grande accumulo dello strato superficiale del terreno che il
proprietario del campo aveva ammucchiato per procedere all’estrazione
del sottostante strato di argilla.
Era l’anno 1980.
Alcuni soci del
Gruppo, avendo notato la presenza di una gran quantità di
antichi manufatti in cotto, aveva richiesto l’intervento della
Soprintendenza.
Un sopralluogo ed una
prima sommaria ricerca aveva posto in luce due pavimenti.
Vennero fermati i
lavori di scavo e venne posto sotto vincolo archeologico sia
l’ammasso del coltivo accatastato che il terreno circostante.
Solo nel 1994 la
Soprintendenza ha potuto eseguire uno scavo di ricognizione ed ha
verificato che la pavimentazione a tessere sparse di mosaico su
coccio pesto con sopra tutto il materiale relativo al crollo del
tetto, era da riferirsi ad una villa romana. Dopo la pulizia e lo
studio, tutto è stato ricoperto.

L’ambiente
Nella primavera del
2007 la Soprintendenza di Milano ci ha concesso l'autorizzazione al
setacciamento del materiale della Montagnola sotto la sorveglianza
sua e del Direttore del nostro Gruppo Moro Omobono che è
Ispettore Onorario della zona.
Abbiamo prima
provveduto alla pulizia del terreno poiché nel corso degli
anni la montagnola era diventata un boschetto ricoperto di rovi con
arbusti e piante spontanee. Poi abbiamo iniziato il lavoro di scavo
con badili, picconi, zappette, cazzuole e setacci.

La pulizia della montagnola
Ad ogni intervento
abbiamo avuto delle gradite sorprese: cocci di ceramica di diverse
fattura, manufatti in cotto con bolli di fabbrica, frammenti di
pavimento in coccio pesto, frammenti di intonaco dipinto, ecc..
Abbiamo già
una raccolta di una settantina di reperti che dovremo poi studiare ed
inventariare.

Le
operazioni di recupero dei reperti
Lo scavo della
“montagnola” del Bosco Vecchio è stato sospeso per la
stagione invernale e verrà ripreso nella prossima primavera.
Il
setacciamento del materiale
L’intervento, oltre
ad essere interessante per se stesso, potrebbe dare motivo alla
Soprintendenza per riprendere, con la collaborazione del nostro
gruppo e magari con il coinvolgimento di qualche università,
un intervento organico su tutto la zona che potrebbe riservare
importanti sorprese: la scoperta della mitica città di Aquaria
i cui resti andiamo cercando da anni.

Un
reperto: frammento di terracotta con timbro
Settembre 2007
Il Conservatore
Finalmente siamo
riusciti a nominare il conservatore del nostro Museo: la giovane
Dott.ssa Elena Baiguera che ha già iniziato il suo lavoro
presso il Museo per giungere alla catalogazione di tutto il materiale
presente in sede, sia di quello già esposto che di quello
ancora da inventariare e dei reperti recuperati dal materiale
accatastato nella Montagnola del Bosco Vecchio.
Abbellimento del
museo
In collaborazione con
il Gruppo DECA di Soncino, e particolarmente con l’artista Rita
Giuliani, sono stati predisposti dei grandi pannelli dipinti
che andranno ad abbellire l’atrio del Museo.
I quadri, che hanno
scopo didattico, rappresenteranno le caratteristiche essenziali del
paesaggio e delle popolazioni che hanno abitato le nostre terre
nell’antichità: i primitivi con le loro capanne sulle
palafitte in mezzo alle paludi, i celti che portarono l’arte della
lavorazione dei metalli e i romani che, dopo la conquista, qui si
stabilirono sulle terre centuriate.
Sarà un colpo
d’occhio di grande effetto che dovrebbe predisporre il visitatore
ad una osservazione più consapevole dei reperti conservati
nelle vetrine del piccolo Museo.

L’atrio
del Museo con i nuovi pannelli
Filmato “Invito al
museo”
Il CD illustra i
motivi per i quali è sorto il nostro piccolo Museo e ne
descrive brevemente i reperti esposti nelle vetrine.
Viene riproposta la
storia dell’ara di Giove, rintracciata proprio presso il piccolo
Santuario nel lontano 1796 e della quale si sono perse le tracce.
Poi viene ricordato
il ripostiglio di attrezzi di metalli e di pani di bronzo, scoperto a
Soncino nel 1882 i cui reperti si trovano esposti presso il Museo del
Castello Sforzesco di Milano.
In seguito si parla del corredo del militare celtico trovato nella tomba rinvenuta a Soncino nel 1963
proprio sulla sponda dell’antico lago Gerundo ma che può
essere visto presso il Museo di Crema.
Le immagini quindi si
concentrano sul Museo, nato proprio affinché tutti i reperti
che in qualunque modo fossero venuti alla luce nel territorio
potessero rimanere vicini al luogo del ritrovamento a testimonianza
della storia del nostri antenati.
Viene infine proposta
la visita al Museo con le immagini dei reperti delle vetrine su
alcuni dei quali viene attirata la particolare attenzione del
visitatore.
E’ una mezz’oretta
di filmato snello ed interessante.

Il
DVD e la sua custodia
Ottobre – Novembre
2007
Serate Archeologiche
Con il patrocinio
dell’Amministrazione comunale, sono state realizzate tre serate su
argomenti di interesse archeologico.
La prima si è
svolta, sabato 27 ottobre, presso sala Consiliare del Comune di
Soncino, con la relazione della Dott.ssa
Monica Dal Molin, archeologa
specializzata in antropologia, dal titolo “Le
antiche ossa raccontano”.
La seconda serata si
è svolta Venerdì 16 novembre, presso
salone Museo Aquaria.
La Dott.ssa
Elena Baiguera, Conservatrice del Museo Aquaria di
Gallignano, che per mesi ha collaborato nello scavo di Piazza Marconi
a Cremona, ha illustrato il tema: “Cremona romana.
L'archeologia conferma la storia: il caso di piazza Marconi”.
I presenti hanno
avuto l’opportunità di ammirare in anteprima suggestive
immagini dello scavo di Cremona ed averne la descrizione da parte di
una giovane ricercatrice che per mesi aveva seguito di giorno in
giorno la ricerca.
Venerdì 23
novembre è stata la volta della Dott.ssa Marina Volontè
- Conservatrice del Museo Archeologico di Cremona sul tema “Vici,
villae, domus: i mosaici pavimentali dell'ager cremonensis”.
La relazione ha
informato sul ricco patrimonio di mosaici della nostra provincia, sia
nella città di Cremona che nelle località periferiche
come Calvatone o Palazzo Pignano ed anche (per ora abbiamo solo per
accenni) nel pavimento della villa romana del Bosco Vecchio.
Novembre 2007
Incontro con i
pensionati
E’ stata realizzata
in collaborazione con l’Associazione Pensionati di Soncino una
giornata di archeologia che ha suscitato notevole interesse e
partecipazione.
L’incontro è
iniziato con la presentazione nella loro sede del nostro filmato
“Invito al Museo” che ha suscitato grande meraviglia in quanto
pochissimi dei presenti conoscevano la realtà archeologica del
territorio e la ricchezza di reperti conservati nel Museo.
E’ seguita la
visita in pullman ai luoghi di maggior interesse archeologico di
Gallignano con fermata al Mulino di San Gabriele ed al Santuario
della Madonna di Villavetere.
La giornata si è
conclusa con la visita al Museo Aquaria di Gallignano.
Dicembre 2007
Pubblicazione libro
“Santelle e dipinti murali sacri nel territorio di Gallignano”
E’ un volumetto che
raccoglie le immagini e le descrizioni predisposte dagli alunni e
dalle insegnanti di Gallignano.
Il Gruppo
Archeologico Aquaria è stato l’animatore dell’iniziativa
ed ha offerto tutta la sua collaborazione per la ricerca delle
immagini, la predisposizione definitiva dei testi e per
l’impaginazione del volumetto.
Ne sono state
stampate 700 copie che si pensa saranno esaurite in brevissimo tempo.

Il
libro delle Santelle
Dicembre 2007
Il pozzo della Casc.
Venina
Durante i lavori di
livellamento dei campi della Cascina Venina, tra la strada comunale
per Isengo ed il Naviglio, è apparso, appena sotto il coltivo,
un ammasso di grosso cocciame di cotto.

Panoramica
del sito
Il Direttore del nostro Gruppo è andato sul posto e si è attivato per un lavoro di pulizia del sito per individuare di che si trattasse.
Ha proposto
l’intervento ai volontari del Gruppo Archeologico Aquaria che hanno
immediatamente dato la loro disponibilità.
La ricerca è
stata eseguita nella giornata festiva di sabato 8 dicembre allo scopo
di non intralciare le opere di livellamento in corso.
I ricercatori sono
partiti con l’idea che si trattasse di una tomba.
Poi, dai primi
assaggi, hanno capito che non si trattava di una tomba ma, vista la
quantità di embrici e coppi che man mano veniva in luce, hanno
pensato al crollo di una piccola abitazione.

Alcuni
degli archeologi volontari
Continuando nello
scavo, data la presenza di una patina nera sui cocci ed anche nel
terreno, venne l’idea di un focolare di capanna.

Il
pozzo n° 1 alla Venina
Ma alle fine è
apparsa chiaramente la forma di un pozzo, formato da pezzi di embrice
accostati in tondo con l’aletta del rialzo rivolta al centro.
Si è trattato
di un lavoro entusiasmante che ha regalato ai ricercatori il piacere
della scoperta.
La struttura esterna
del pozzo è di circa un metro e mezzo.
Il cerchio del pozzo
misura circa 70 centimetri e di circa 70 centimetri è la
profondità attuale; ma non si sa quale fosse il livello
originale del coltivo poichè il campo, come del resto tutti i
campi della nostra zona, è stato da sempre sottoposto a
livellamenti, più lenti di quelli attuali e meno invasivi, ma
che nei secoli potrebbero aver abbassato di molto il livello della
superficie.
Nella zona erano già
stati trovati altri reperti nel 1994 quando la Soprintendenza aveva
fatto un apposito scavo che tuttavia non aveva dato grandi risultati
salvo il ritrovamento di cocci sparsi e di un piccolo vallo forse a
difesa dell’abitazione distrutta.
Quindi è
pensabile che, nel proseguo dei lavori siano in arrivo altri
ritrovamenti: si vedranno gli sviluppi.
Vedremo gli sviluppi e ne faremo cenno nel prossimo aggiornamento del sito.
ULTIME SCOPERTE ARCHEOLOGICHE
2008 - L'INSEDIAMENTO DELLA VENINA
Le scoperte della Venina sono proseguite nell’anno successivo e sono state davvero interessanti: è venuto alla luce un importante insediamento del periodo celtico-romano.
Per quanto riguarda il primo pozzo, poiché con il livellamento del campo sarebbe andato distrutto, la Soprintendenza ha autorizzato il recupero della struttura per una eventuale ricostruzione in luogo protetto e visitabile. Il pozzo è stato consolidato ma non è stata ancora trovata una sua sistemazione definitiva.

Prelievo del pozzo n.1
8 pozzi
All’inizio del 2008, alla distanza di circa trecento metri dal primo pozzo, la presenza di cocciame di superficie ci ha fatto individuare un secondo pozzo e poi un terzo e via via durante gli scavi sono stati trovati nel campo ben nove pozzi.
In alcuni sono stati trovati alcuni reperti interessanti e in uno di essi è stato possibile il recupero di una graziosa anfora di terracotta completamente integra.
Acciottolati
L’azione delle ruspe ha pure posto in evidenza la presenza di numerose strisce strette e lunghe di acciottolati, compattati e di notevole spessore (dai trenta ai sessanta centimetri).
All’inizio si pensò che fossero sentieri in un ambiente acquitrinoso.
Ma in seguito, poiché l’assenza di cocciame in cotto non segnalava l’esistenza di un villaggio nonostante la presenza di tanti pozzi, si è pensato che le strisce di acciottolato siano le fondazione perimetrali di grandi capanne con pareti di tronchi e tetti di frasche.

Acciottolato con direzione Est Ovest
La Necropoli
Il ritrovamento più interessante è stato certamente stato quello della necropoli.
In trent’anni di presenza del Gruppo Archeologico sul territorio, è la prima volta che ci siamo imbattuti in una necropoli. Finalmente abbiamo potuto segnalare alla Soprintendenza la presenza di una piccola necropoli nel campo della Venina di Isengo. nelle vicinanze della stalla della cascina.
Dopo la ricognizione e la documentazione la necropoli è andata completamente distrutta dalle opere di livellamento del campo.

La Necropoli appena individuata
La presenza dei volontari del Gruppo Aquaria è stata essenziale per la prima individuazione ed è stata anche un utile supporto ai lavori dei ricercatori della Soprintendenza.
Abbiamo potuto assistere ed in parte partecipare alla individuazione delle singole tombe ed al recupero del corredo. Siamo stati autorizzati anche all’asportazione dei manufatti in cotto di un paio di tombe, per tentare una loro ricostruzione nel nostro Museo.
La necropoli era formata da sette tombe ad incinerazione: cinque erano tombe a cassetta che avevano ancora quasi intatto il fondo mentre la parte superiore era stata negli anni divelta quasi completamente dai lavori di aratura del campo.
Una tomba invece non aveva i contorni di cotto nei quali deporre le ceneri del defunto, ma consisteva in un sottofondo formato da piccoli ciottoli tenuti insieme da un impasto di calcificazione, sul quale probabilmente era stato deposto, su una catasta di legna, il corpo del defunto poi incenerito con un grande fuoco.
Non essendoci presenza di materiale di cotto, l’individuazione di questa tomba è stata possibile solo per la presenza di terriccio nero che poteva segnalare l’effettuazione di un grande falò e successivamente dal ritrovamento di due monete, una celtica ed una romana, fuse insieme dal calore della pira.
Una particolare attenzione è stata riservata a questa tomba che venne spontaneo chiamare “La Tomba del Guerriero” considerando il tipo e la ricchezza del corredo in essa rinvenuto.
Il corredo, in parte sparso vicino alla sepoltura, era formato da un coltello o pugnale, da una lunga collana formata da grossi anelli di vetro di diverse dimensioni, da un tondo di metallo a forma di cono con un grosso foro centrale, da una bellissima armilla
di vetro verdognolo, con la superficie dell’anello larga oltre tre centimetri con cinque balze degradanti, da una simpatica composizione formata da una ciotola in cotto di circa quindici centimetri di diametro con attorno a corona quattro ciotoline più piccole.
Il corredo era completato da un altro pugnale-coltello posto sul limite nord dell’avvallamento adagiato su una tavoletta di roccia.

Recupero corredi prima dei rilievi
Fuori dalla sepoltura e lontano da essa una ventina di metri, è stata trovata una lunga spada, intera ed ottimamente conservata, che probabilmente faceva ancora parte del corredo del “guerriero”. Una particolarità per noi curiosa di questa arma è che l’impugnatura non è al centro della lama ma su un lato, quasi fosse un coltellaccio od un macete.

Recupero della spada
Luglio 2008
Dopo alcuni mesi di sospensione, ripresi i lavori di livellamento del campo presso la Cascina Venina di Isengo, non sono mancate altre scoperte.
Sono venute alla luce ancora numerose strisce di massicciate di ciottoli.

Acciottolati lato Ovest
La direzione dei manufatti è per la maggior parte sulla linea Sud-Nord con qualche piccola variazione di direzione.
Settembre 2008
Dopo una nuova interruzione nel periodo feriale, in settembre sono ripresi i lavori per il completamento del livellamento nella parte terminale a mezzogiorno del campo.
Sono stati individuati altri acciottolati, la maggior parte dei quali presentavano direzioni simili a quelli rilevati nelle ricerche precedenti.
Tuttavia in questa occasione vi è stato un altro ritrovamento importante: una seconda piccola necropoli, con quattro tombe.
Interessante una piccola tomba a cappuccina, quasi intatta, le cui dimensioni facevano pensare ad una tomba ad inumazione per un bambino.

La piccola tomba cappuccina
All’interno invece aveva un contenitore in cotto che fu prelevato con la massima cura e portato a Cremona per lo svuotamento: ma nel vaso di terracotta non vi era alcun oggetto di corredo.

Gli archeologi ed i volontari brindano dopo il ritrovamento della tomba a cappuccina
Anche in questo secondo intervento i soci del Gruppo Archeologico hanno potuto dare una mano agli archeologi professionisti per la pulizia degli acciottolati e per alcuni rilevamenti semplici ed anche in tale occasione sono state scattate alcune fotografie per garantiscono, anche per noi volontari, immagini dei ritrovamenti.
2008 - MURAVERDE
Nel lontano 1892, presso la Cascina Muraverde, era stato rinvenuto, tra i resti di un grande vaso di terra cruda nerastra, un ripostiglio di pani di stagno e rame e numerosi oggetti di bronzo (punte di lancia, accette, zappe, ecc.). Parte del materiale è ora esposto presso il Museo Archeologico del Castello Sforzesco di Milano.
Il ripostiglio venne denominato delle Grandoffie, una cascina che si trova a poche centinaia di metri dalla suddetta cascina Muraverde.
Nel tempi recenti, le ricerche di superficie nei campi attorno alle due cascine, avevano fatto individuare numerosi frammenti di cocciame antico ed anche un simpatico piccolo ciondolo in bronzo di forma fallica esposto nel Museo Aquaria di Gallignano.
La località era quindi stata segnalata all’Amministrazione Comunale, come sito di interesse archeologico.
Quando, nel tardo autunno del 2008, il presidente di Aquaria Moro Omobono, Ispettore onorario della Soprintendenza Archeologica di Milano, venne informato dal Comune che alcuni campi della cascina sarebbero stati interessati a lavori di livellamento per migliorare le possibilità di irrigazione a scorrimento, volle essere presente all’inizio dei lavori. L’opera della ruspa che asportava e ammucchiava il coltivo da ridistribuire successivamente sul campo a livellamento avvenuto dello strato sottostante, metteva in luce la presenza di gran quantità di cocciame antico rendendo quindi sempre più evidente l’importanza archeologica del sito.
Venne perciò immediatamente avvertita la Soprintendenza Archeologica di Milano che chiese di sospendere le scavo per una visita di controllo.
L’ispezione ebbe luogo il 18 dicembre 2008.
Gli archeologi che accompagnavano la Soprintendente, fecero un rapido sopralluogo constatando che tutta l’area scoperchiata presentava segni evidenti di un antico insediamento e misero in evidenza i punti più interessanti.
Nei giorni successivi alcuni volontari del Gruppo Archeologico hanno fatto un sopralluogo al fine di documentare fotograficamente la situazione ed avere utili informazioni per una breve relazione sul ritrovamento.
Vennero scattate alcune foto.
Una particolare caratteristica accomuna i ritrovamenti di Muraverde con quelli della Venina di Isengo: le numerose strisce quasi rettilinee composte da grossi ciottoli misti a frammenti di cocci di terracotta.
Gli archeologi della Soprintendenza le avevano già in parte evidenziate ed è quindi stato facile individuarle.
Le strisce di acciottolato hanno direzioni tra loro perpendicolari: sono state individuate sette strisce con direzione Est-Ovest e quattro con direzione Nord-Sud.

Una striscia con direzione Est-Ovest
Lo spessore delle strisce di acciottolato è stato ricercato solo in un caso: oltre 50 centimetri.
Oltre ai numerosi frammenti di terracotta sono venuti alla luce anche reperti in metallo che potrebbero essere piccoli attrezzi da lavoro.
Al margine Nord dello scavo sono stati individuati due piccoli vani a forma quasi quadrata con lati di circa due metri: la pavimentazione interna dei vani è formata da terra battuta e le fondazioni perimetrali sono costituite da frammenti di terracotta.

Scavo che mette in evidenza lo spessore dell'acciottolato
Un’altra scoperta da segnalare, e che potrebbe far pensare alla presenza di una necropoli, è stata l’individuazione del perimetro delle ossa di un cranio di adulto.

Traccia di un cranio adulto
2009 - 2010 MULINO S. PIETRO IN GALLIGNANO
Quando nel 2009 l’amministrazione comunale ha indicato la superficie del campetto posto di fronte al Mulino S. Pietro in Gallignano come luogo adatto alla costruzione di una palestra per la frazione, i responsabili di Aquaria hanno fatto presente che la zona poteva riservare delle sorprese archeologiche.
Il comune e la Soprintendenza hanno quindi provveduto, all’inizio dell’anno 2010, a far eseguire degli scavi di assaggio.
Nei buchi degli scavi vennero alla luce nuovi importanti reperti archeologici: una tomba, un pozzo, le fondazione di un piccolo vano ed altro materiale antico sparso.
I reperti vennero posti in evidenza e rilevati nella primavera del 2010.

La fondazione del piccolo vano
A questo punto, il Comune, avendo confermato l’intenzione di costruire la palestra in quell’area, decise di finanziare una ricerca archeologica più approfondita.
I lavori di scavo, diretti dalla Soprintendenza Archeologica della Lombardia, hanno confermato la presenza di importanti strutture archeologiche sparse su tutta la superficie.
Sono venute alla luce altre tombe (due delle quali perfettamente conservate con all’interno lo scheletro intatto del defunto), un butto di raccolta di cocciame vario che potrebbe indicare i resti di un incendio, le fondazioni in grossi ciottoli di un muro e di alcune colonne che confermano l’importanza del sito archeologico.

La tomba
La notizia dei ritrovamenti archeologici si è immediatamente diffusa tra i gallignanesi specialmente dopo che i giornali avevano dato rilievo alla scoperta.
Per alcuni giorni fu un via vai di persone che volevano vedere queste strane tombe dei loro antenati formate da un corona di grossi sassi e con le pareti in cocciame di embrici e poste accanto alle strutture delle abitazioni.

Il Presidente di Aquaria, mentre sorveglia che nessuno provochi danni, si improvvisa cicerone e guida.
2010 - LA STRADA DEL FOSSATO D'OGLIO
Il panorama archeologico del nostro territorio si è arricchito ancora con un nuovo importante ritrovamento avvenuto nel luglio 2010.
Si tratta di una antica strada selciata a nord delle teste di fonte della Roggia Chigaluzzo di Gallignano, quasi a confine del territorio soncinese con il territorio bergamasco.

La testa di fonte della Roggia Chigaluzzo
Il manufatto ha direzione NO/SE e fiancheggia il tratto rettilineo iniziale della Roggia “Fossato d’Oglio”, uno delle più antiche risorgive che nasce in territorio di Fontanella e distribuisce le sue preziose acque nei campi della frazione di Gallignano e della zona a Nord Est del territorio di Soncino.
Il merito del ritrovamento è, come sempre da oltre trent’anni, frutto della continua sorveglianza attuata da Omobono Moro, Presidente del gruppo Archeologico Aquaria ed Ispettore Onorario della Soprintendenza Archeologica, che tiene sotto controllo tutti gli scavi che vengono eseguiti nel nostro territorio.
In questo caso si trattava delle opere di livellamento dei terreni agricoli a Nord della Cascina Serine.
Il tratto di strada venuto alla luce ha una lunghezza di circa 40 metri ed è posto al di sotto dell’attuale livello del coltivo di circa 40 centimetri.

Panoramica del tratto di strada individuato, con in primo piano la sezione.
Lo scavo in sezione evidenzia che la massicciata ha una larghezza di oltre tre metri e mezzo ed è formata da uno strato dello spessore di 40-50 centimetri di grossi ciottoli.
La struttura e la profondità della strada sono molto simili a quelle della strada romana venuta alla luce nel 1985 presso la Cascina Giubilea nella zona archeologica di Villavetere (distante da questo sito solo poche centinaia di metri).

Antica mappa con l’indicazione della strada del Fossato d’Oglio e di quella della Giubilea.
La strada della Giubilea è leggermente più larga (circa quattro metri), ha un piano di calpestio più compatto formato da ciottoli di dimensioni maggiori ed ha un sottofondo con la presenza di numerosi cocci di terracotta.
Questa strada del Fossato d’Oglio recentemente scoperta potrebbe far parte del complesso di insediamenti sparsi individuati nella zona attorno alla Chiesetta della Madonna di Villavetere a Nord Ovest di Gallignano, al confine con il Comune di Fontanella in provincia di Bergamo.

L’acciottolato della strada della Giubilea.
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